lunedì 29 giugno 2026

IL REBO: DIARIO DI UNA SFIDA



Trail 12H Ugolini, vi racconto la mia giornata sulle Tre Valli.

La sveglia suona presto. Alle 6.30 parcheggio la macchina a Pezzoro. Da lì una navetta ci accompagna all'Hotel Bonardi, sede della partenza. L'aria è fresca, circa 20 gradi, e già il panorama vale il viaggio. Le montagne sono lì davanti, silenziose, come a dirti: "Adesso vediamo quanto vali".

Alle 9 in punto si parte. Siamo poco più di 150 e dopo appena 150 metri di asfalto si entra subito nel vivo. Il sentiero si infila nel verde, costeggiando le piste del comprensorio Maniva Ski. Da quel momento in poi è tutta montagna vera.

Si sale verso la Dasdanina, il Dasdana e il Monte Colombine, fino a quota 2.150 metri. Rocce, sentieri sassosi, tratti sabbiosi, passaggi sulle roccette. Cerco di concentrarmi sul terreno perché basta un attimo per mettere il piede dove non dovrebbe andare. Ma ogni tanto è impossibile non alzare gli occhi: il panorama è qualcosa di spettacolare.

Essendo una prova in semi-autosufficienza, il primo vero ristoro arriva solo al Rifugio Elena Tironi, dopo 14,5 chilometri, raggiunto al termine di una bellissima discesa tecnica immersa in un bosco di abeti.

Si riparte subito in salita verso Montecampione. Qui si alternano corsa e camminata. Il Rifugio Dosso Alto, con i balconi pieni di fiori, sembra uscito da una cartolina del Trentino. Tutto profuma di montagna: l'erba, il legno dei rifugi e perfino il suono dei campanacci delle mucche al pascolo.

Dopo qualche strappo che mette a dura prova le gambe, il percorso diventa una lunga cresta con continui saliscendi. Mi ricorda le strade californiane: un su e giù continuo, ma su un sentiero spettacolare.

Si arriva al Plan di Montecampione. Gli impianti sono fermi, le seggiovie riposano adagiate sui prati. Un'immagine quasi surreale.

Al Rifugio Colle di San Zeno, al chilometro 26, ritrovo Daniela Averoldi, venuta ad accompagnare il marito. Mi fermo al ristoro e una volontaria mi guarda e mi dice: "Ma io ti conosco... Ah sì, tu sei lo speaker!" Scappa una risata, una foto ricordo e via di nuovo.

Prima un tratto d'asfalto, poi una carrareccia nel bosco e infine l'ultima salita erbosa. Le gambe iniziano a protestare, ma ormai manca poco. O almeno così credo. Perché appena si scollina arriva quello che, per me, è stato il tratto più duro dell'intera giornata. Una discesa interminabile. Cemento, ghiaione, sassi. Un continuo martellare che mette alla prova ginocchia, caviglie, schiena e perfino le dita dei piedi. Quelle discese che sembrano non finire mai e che ti fanno capire come, a volte, sia molto più difficile scendere che salire.

Poi finalmente compare Pezzoro. Il traguardo. Gli applausi, la soddisfazione e persino un'anziana signora affacciata al balcone che osserva incuriosita l'arrivo dei runner. E lì capisci che tutta quella fatica aveva un senso. 

A chiudere la giornata ci pensano il premio più gradito di tutti: un panino al salame e una birra fresca. Perché ogni trail che si rispetti merita un terzo tempo all'altezza della fatica.

Un applauso sincero va agli organizzatori della Trail 12H Ugolini. Parcheggi perfettamente gestiti, navette puntuali, ristori ben forniti, tantissimi volontari sempre presenti e un'organizzazione che ha funzionato dall'inizio alla fine.

Una di quelle gare che non porti a casa solo nel cronometro, ma soprattutto nella memoria. Da rifare. Senza alcun dubbio.



 

Nessun commento: