giovedì 7 maggio 2026

PRAGA MARATHON

 


A poco più di un mese di distanza, Praga torna protagonista nella cronaca dell’Atletica Brescia Marathon. E questa volta a lasciare il segno sulle strade della capitale ceca è stato il nostro Vichingo: Giovanni Benedusi. Per Giò non era una maratona qualsiasi. Era la numero 33. E chi corre sa bene che dopo tante battaglie sulle gambe non contano più solo i chilometri: contano la testa, l’esperienza e la capacità di stringere i denti quando il corpo inizia a presentare il conto. E il nostro Vichingo, ancora una volta, ha dimostrato di averne parecchia di forza. Ma soprattutto di testa. Con una prova intelligente, solida e gestita da vero maratoneta, Giovanni ha tagliato il traguardo in 3:55:38, mettendo il suo ennesimo sigillo su una distanza che continua a rispettare e affrontare con lo spirito di chi non cerca scorciatoie. Perché la maratona non la conquisti soltanto con le gambe. La conquisti metro dopo metro, dialogando con la fatica.

Per la cronaca, domenica 3 maggio nella suggestiva Piazza della Città Vecchia si sono incoronati anche i nuovi re della Vodafone Prague Marathon, giunta alla sua 31ª edizione. A vincere la gara maschile è stato Wendemu Tsegu Berehanu, autore di un eccellente 2:05:51. Tra le donne successo per Millicent Jelimo, che ha chiuso in 2:24:20, confermandosi la più veloce sulle strade praghesi.

Per il nostro Giò 33 maratone non si improvvisano. Si costruiscono con sacrificio, chilometri e tanta, tantissima passione. Bravo Vichingo. E ovviamente, dopo 42 chilometri tra storia, sampietrini e fatica, non poteva mancare il momento più atteso da ogni maratoneta che si rispetti: il meritato terzo tempo.Perché il nostro Vichingo le tradizioni le conosce bene. E così, archiviata la maratona, è arrivato il momento di alzare il bicchiere con una bella Pilsner bionda  ghiacciata, celebrando la fatica come si deve nel cuore di Praga. Accanto a lui, immancabile, la sua “bambina grande” Monica, compagna perfetta di viaggio e sorrisi in una giornata che profuma di chilometri, soddisfazione e ricordi da portarsi a casa. Perché va bene il cronometro. Va bene il traguardo. Ma certe maratone si finiscono davvero soltanto davanti a una birra… raccontando per la centesima volta quel passaggio in crisi al 32°.











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