venerdì 16 ottobre 2026

CHICAGO MARATHON


Cercavo solo un idrante libero. Cercavo il fresco dell'Illinois, ho trovato il clima di Ibiza. Benvenuti a Chicago 2026! Dove il termometro segnava la crisi, il pubblico di Chicago ha acceso il miracolo. Ci avevano promesso l'autunno, ma il destino ha scelto di accendere un'estate fuori tempo massimo. Domenica 11 ottobre l'asfalto non era solo una strada, era un forno a cielo aperto. A Chicago non corri mai da solo, nemmeno quando il sole cerca di bruciarti i sogni. Ho iniziato a correre la mattina presto a Grant Park, intorno alle 7:30, e c'era già un'aria insolita per essere l'11 ottobre. Il termometro segnava circa 15°C alla partenza, ben più caldo rispetto al fresco pungente che speravo di trovare in questo periodo dell'anno. L'umidità era micidiale, posizionandosi tra l'80% e l'85%. La vera sfida, però, è cominciata nella seconda metà del percorso. Mentre attraversavo i vari quartieri cittadini, il sole ha iniziato a picchiare duro e le temperature sono salite rapidamente fino a toccare i 23-24°C. Per chi come me corre per ore, quella transizione è stata micidiale. Nonostante le mie difficoltà fisiche, vedere i top runner d'élite volare su ritmi incredibili malgrado questo clima estivo è stato pazzesco. Quando ho tagliato il traguardo ero completamente esausto, ma felice di aver gestito con intelligenza una delle edizioni meteorologicamente più impegnative degli ultimi anni. Per non parlare del giorno dopo: lunedì la città ha raggiunto un picco record di 31°C, facendomi sentire a tutti gli effetti in piena estate. L'energia del pubblico nei quartieri è stata la mia vera ancora di salvataggio contro quel caldo soffocante. Mentre il sole picchiava duro sull'asfalto, l'entusiasmo della gente mi ha letteralmente trascinato. 

I quartieri etnici: attraversare Chinatown e Pilsen è stato incredibile. Tra dragoni danzanti e musica mariachi a tutto volume, l'energia della folla era così densa che per qualche minuto mi ha fatto dimenticare la fatica e i 24 gradi. E poi i"salvatori" con le canne dell'acqua: Nelle zone residenziali, tantissimi abitanti sono scesi in strada con gli idranti da giardino per spruzzarci l'acqua addosso e rinfrescarci. C'era chi distribuiva ghiaccio a manciate e persino ghiaccioli artigianali. Infine il boato finale. Negli ultimi chilometri verso Grant Park, il rumore dei campanacci e le urla di incitamento dei circa un milione di spettatori erano assordanti. Senza quel muro umano di supporto e i cartelli ironici che ci spronavano a non mollare, superare i chilometri finali con quelle temperature sarebbe stato impossibile. A livello statistico, il tempo mediano della seconda metà di gara è stato più lungo rispetto alla prima metà. Chi si trovava nella pancia della corsa ha perso mediamente quasi 27 minuti nella seconda parte, pagando il dazio peggiore per essere rimasto sul percorso durante il picco di calore della giornata. Insomma, la mia crisi nella seconda metà è stata decisamente in buona e numerosissima compagnia! E va bene, lo so che volete solo sapere il mio time finale: 4:05:15. Il cronometro dice che ho rallentato nella seconda metà, ma il cuore sa che non ho mollato un solo metro. Chicago, sei stata un inferno bellissimo.

Nella competizione vera, quella maschile, il keniano Amos Kipruto ha finalmente conquistato il gradino più alto del podio dopo essere arrivato terzo nel 2024 e secondo nel 2025. Kipruto ha vinto con l'incredibile tempo di 2:01:09, stabilendo il proprio primato personale e eguagliando la quinta miglior prestazione della storia, al pari di Eliud Kipchoge.
La cronaca della corsa ha visto un ritmo aggressivo fin dall'inizio. Il favorito della vigilia e campione uscente, l'ugandese Jacob Kiplimo, ha guidato il gruppo di testa per gran parte della gara. Intorno al 33° chilometro (miglio 21), Kipruto ha sferrato l'attacco decisivo. Kiplimo ha provato a resistere ma ha finito per "andare incontro al muro", crollando vistosamente nel finale e chiudendo solo quarto in 2:04:18. Al secondo e terzo posto si sono classificati gli etiopi Tadese Bikila 2:02:56 e Milkesa Mengesha 2:03:46). Tra le donne si è assistito a un duello d'altissimo livello e a un primato storico per la disciplina: per la prima volta in una maratona, ben tre atlete hanno chiuso sotto il muro delle 2 ore e 15 minuti.
L'etiope Hawi Feysa ha concesso il bis dopo il successo del 2025, vincendo in 2:13:33 (quarto miglior tempo all-time) grazie a un cambio di ritmo micidiale negli ultimi due chilometri. Ha battuto la keniana Sharon Lokedi, seconda con il proprio record personale in 2:14:07. Il podio è stato completato dall'ex primatista mondiale Brigid Kosgei in 2:14:55. Sebbene i vincitori d'élite abbiano corso su tempi straordinari, gli esperti meteo e lo staff medico dell'evento avevano avvisato che correre sopra i 15 °C avrebbe potuto rallentare il passo medio dei partecipanti. Questo caldo anomalo è stato uno dei fattori che ha impedito il crollo del record del mondo assoluto nella seconda metà di gara maschile, dove il ritmo vertiginoso impresso all'inizio è calato a causa della fatica e dell'aumento della temperatura. Questa tendenza si è confermata anche nei giorni immediatamente successivi alla maratona. Lunedì 13 ottobre, infatti, la città di Chicago ha registrato un picco record storico di 31°C regalando ad atleti e turisti un weekend post-gara dal clima tipicamente estivo anziché autunnale. Gli organizzatori della Bank of America Chicago Marathon avevano raccomandato massima prudenza ai circa 55.000 partecipanti, invitandoli a modificare le proprie strategie di passo e a sfruttare al massimo i punti di idratazione lungo il percorso.

Alla fine ho portato a casa la medaglia e un'abbronzatura da spiaggia.














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