Lungo la Moldava e tra le statue del Ponte Carlo, ho capito che qui il tempo non corre: si deposita, strato dopo strato. Mi sono perso tra i vicoli di Malá Strana, smettendo per un attimo di cercare “cose da vedere” e iniziando ad ascoltare davvero, i passi, i silenzi, l’atmosfera. Una città fatta di contrasti: gotico e modernità, ombra e luce, malinconia e bellezza.
Non è solo una gara, la Prague Half Marathon. È un viaggio che parte dalle gambe e finisce dritto nello stomaco, tra emozioni, storia e fatica vera.
La Brescia Marathon non si è fatta scappare l’appuntamento con la Generali Prague Half Marathon, tappa del circuito SuperHalfs, presentandosi allo start con una decina di leoni pronti a vivere qualcosa che andava oltre la semplice gara. Partiti già dal giovedì, con zaini pieni di scarpe e aspettative, in poco più di un’ora di volo siamo atterrati nel cuore della Repubblica Ceca. Da lì, è iniziato il viaggio vero: quello fatto di passi, risate, chilometri condivisi e quell’energia che solo le trasferte sanno creare.
La Mezza Maratona di Praga 2026 ha offerto una mattinata spettacolare di gare d'élite e atmosfera cosmopolita, con 17.000 corridori provenienti da 117 nazioni che hanno invaso le strade della capitale ceca sotto un cielo fresco ma soleggiato, con temperature comprese tra 1°C e 10°C.
Allo scoccare del timer, niente musica sparata a mille né adrenalina artificiale: nelle orecchie dei runner risuona "La Moldava" il celebre poema sinfonico che accompagna il fiume Moldava nel suo scorrere lento e potente. Un crescendo epico, perfetto per dare ritmo alle gambe e ai pensieri. E mentre davanti volava il burundese Rodrigue Kwizera che ha rubato ancora una volta la scena, dominando e vincendo con un sontuoso 58:16, stabilendo un nuovo record della gara, seguito dalla vittoria femminile della keniana Caroline Gitonga in 1:06:16, dietro si scriveva un’altra storia. Quella dei nostri leoni. Così, tra ponti, storia e respiri profondi… è il momento di raccontare la gara dei nostri BSM.
E poi c’è chi ha corso senza pettorale: Cristiana Bonassi, dietro l’obiettivo, a raccontare tutto. Perché certe trasferte si vivono anche così.
Seduti in una vecchia taverna nel cuore di Praga, con una birra ghiacciata tra le mani e le gambe ancora indolenzite, ci siamo guardati negli occhi senza bisogno di dire troppo. Abbiamo capito che non era solo una gara. Era qualcosa di più.
Fuori, la città continuava a respirare lenta, tra le luci che accarezzavano la Moldava e i tetti rossi sospesi nel tempo. Dentro, ognuno di noi portava via un pezzo di quella giornata. Un chilometro, un sorriso, una fatica condivisa. Perché Praga non ti chiede di correre forte. Ti chiede di sentire.
E noi, per un giorno, lo abbiamo fatto davvero.
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