Quello tra Lidia e Barbara non è solo l’abbraccio di due atlete dopo una maratona. È il punto in cui finiscono 42 chilometri di fatica, di silenzi interiori, di pensieri attraversati uno dopo l’altro come i cartelli dei chilometri sul percorso.
Barbara, colpita da un malessere improvviso nella notte precedente la gara, aveva dovuto rinunciare alla sua mezza maratona, rischiando di compromettere tutta la sua tenuta fisica. Eppure, appena rimessasi in forma la mattina stessa, non ha esitato a correre accanto a Lidia negli ultimi 10 km, sostenendola passo dopo passo fino al traguardo. Un gesto di cuore, coraggio e pura lealtà sportiva.
Lidia arriva con ancora il respiro spezzato, le gambe pesanti, il cuore che batte forte. Barbara è lì. Non serve dire nulla. Si stringono forte, come se in quell’abbraccio ci fosse tutto: gli allenamenti all’alba, i giorni in cui non avevi voglia ma sei uscita lo stesso, il vento in faccia, le salite che sembravano non finire mai.
Dentro ci sono la stanchezza, la gioia, la complicità di chi sa esattamente cosa hai appena attraversato. Perché certe imprese le capisci davvero solo se le hai vissute o se hai camminato accanto a chi le vive.
Restano solo due amiche, due cuori che battono ancora forte, e la consapevolezza che quei 42 chilometri non li ha corsi da sola.
E guardando quella scena, con gli occhi un po’ lucidi, capisci una cosa semplice e potentissima: le maratone finiscono sotto l’arco del traguardo.
Nessun commento:
Posta un commento